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Come il business dell’acqua sporca alimenterà quello degli scarti organici

Rendere splendente la casa con acqua sporca riciclata? Dal 2020 la risposta è sì, e va ricondotta a Veles. Questo nome, se l’economia circolare diverrà modello dominante sul pianeta Terra, è infatti destinato a segnare una svolta storica.

Lanciato nell'”annus horribilis” della pandemia dalla società americana Ambrosia, con sede a New York, Veles è il primo detergente spray casalingo multiuso, ottenuto utilizzando acido acetico, acido lattico, acqua e alcol presenti nei rifiuti organici. Si sbaglia però a pensare a sgradevoli odori prodotti dalle spruzzate di Veles, perchè a renderlo piacevole provvedono essenze di menta, bergamotto e lavanda miscelate con i liquidi detergenti.

Inserito all’interno di bottiglie di alluminio, noto per essere materiale infinitamente riciclabile, Veles ha fatto il suo ingresso nel mercato con un prezzo, 20 dollari a confezione, nettamente più alto dei competitor serviti in contenitori di plastica, mettendo però in chiaro priorità irrinunciabili per l’economia circolare, che privilegia innanzitutto la sostenibilità del prodotto, la sua finalizzazione mirata alla tutela integrale dell’Ambiente.

Oggi che di Veles si inizia a parlare come di un nome destinato a fare storia, è bene evidenziare che il suo successo è frutto di un percorso non certo facile e scontato. Dalla rivista economica americana Forbes apprendiamo infatti che nulla di tutto ciò sarebbe accaduto senza l’ostinazione e le idee chiare di Amanda Weeks, la trentaseienne CEO di Ambrosia, società produttrice di Veles. Risale al 2013 l’intuizione in base a cui Weeks abbandona la propria carriera di marketing manager per inventarsi imprenditrice del riciclo organico, sicura di poter contare sui processi di bio-raffinazione ormai acquisiti dalla ricerca scientifica.

Nonostante il persistente scetticismo degli investitori a cui si presenta, la giovane imprenditrice trova la chiave di volta della propria ascesa nella legislazione americana, che per le società di compostaggio dà la precedenza a quelle operative “in loco”. Dato che all’epoca le imprese di smaltimemto di New York devono attraversare i confini dello stato per conferire i rifiuti in un impianto del Delaware, Amanda Weeks riesce a coprire questo vuoto della megalopoli americana con la creazione di Ambrosia. Su presupposti così solidi arriva non solo un crowdfunding di quattro milioni di dollari, ma anche l’acquisizione di Ambrosia da parte della società Recycle Track Systems.

Che per un nuovo e più integrale ciclo dell’acqua il dado sia ormai tratto è ricordato dalla stessa Amanda Weeks, quando a Forbes dichiara: “A livello globale si sprecano ogni anno 1.300 miliardi di tonnellate di cibo, per il cui smaltimento vengono utilizzati 45 trilioni di litri d’acqua”.

E, mentre in Ambrosia si progettano seguiti di Veles sotto forma di detersivi per piatti e prodotti curativi della pelle, ReFed, l’organizzazione non profit fondata per censire gli sprechi alimentari, dà conto anche di cosa significa oggi riciclarli. Ovvero inserirsi in un mercato globale che nel 2020 ha attirato oltre un miliardo di dollari in investimenti, con un aumento superiore al 25% rispetto agli 800 milioni del 2019.

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