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L’economia “Green” salvezza dell’Italia

L'”ottimismo etico” è la forza specifica che le aziende italiane “green” a tutti gli effetti, o sulla via di diventarlo, mettono in campo nell’anno della pandemia.

Questa filosofia di impresa, rivolta alla sostenibilità, è al centro dell’undicesimo Rapporto Greenitaly, realizzato da fondazione Symbola e Unioncamere, e focalizzato sulle oltre 432mila imprese italiane che, nel quinquennio pre-covid 2015-2019, hanno investito in innovazione sostenibile, trovandosi quindi più pronte di altre ad affrontare questo “annus horribilis” della pandemia. Si tratta di oltre il 31% del totale delle imprese non-agricole, con un aumento del 24% rispetto alle 345mila del quinquennio precedente.

Oltre a farle trovare eticamente più in linea con le parole di Papa Francesco scelte come incipit del report (“Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”), la battaglia contro il coronavirus evidenzia di queste aziende lo spessore di quel fattore-resilienza che, miscelando a seconda delle circostanze tecnologia e gestione del personale, consente loro di “tenere” sul mercato con migliori risultati delle altre.

In questo condiviso atteggiamento di risposta attiva alla crisi prende forma l’ottimismo propositivo delle imprese sostenibili, come rileva una specifica ricerca contenuta all’interno del rapporto Greenitaly. L’indagine si riferisce a mille aziende manifatturiere medio-piccole, di quelle che danno lavoro a un numero di dipendenti compreso fra 5 e 499. I rilevamenti mettono in luce come il 16% di quelle che hanno investito in sostenibilità abbia visto aumentare il proprio fatturato anche nel corso del 2020, contro il 9% delle altre, con analogo differenziale passivo riguardante assunzioni ed export: rispettivamente il 9% contro il 7 e il 16% contro il 12 delle “tradizionali”.

Questo quadro ragionevolmente incoraggiante reso manifesto dal rapporto Greenitaly risulta di grande importanza alla vigilia del 2021. Il nuovo anno sarà infatti caratterizzato dal Recovery Fund di 209 miliardi di euro stanziati dall’Unione Europea per avviare una “Ripresa” da non limitare solo all’emergenza covid e post-covid, ma da estendere anche a interventi strutturali, in grado di mettere tutto il sistema-Italia nelle condizioni di rispettare pienamente gli standard previsti dall’Agenda 2030, sottoscritta assieme ad altri 192 Paesi del mondo.

A tale fine la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha più volte indicato nel 37% del Fund, oltre 70 miliardi, la percentuale da finalizzare espressamente al contrasto della grave crisi climatica globale in corso.

La somma di queste premesse genera fondate aspettative circa un possibile boom dell'”Italia Green” a partire dal 2021. E’ un vaticinio che, come evidenzia il rapporto, trova già basi nel ruolo di leader incontrastato assunto dall’Italia in vari settori. Parliamo ad esempio del Paese che, secondo Eurostat, vanta la più alta percentuale di rifiuti riciclati, ben il 79%, rispetto a una media europea del 39. Ciò significa che complessivamente, nelle filiere produttive, si attua un risparmio potenziale di 23 milioni di tonnellate di petrolio e di 60 milioni di tonnellate di CO2.

Il contributo che l’Italia può quindi dare alla ripresa globale è quello, non indifferente, di un Paese leader dell’economia circolare, grazie a un imbattibile quoziente-rifiuti: 42,3 milioni di tonnellate di rifiuti per ogni milione di euro, contro il 58,9 della media degli altri grandi Paesi. Un dato forse non così noto, vista la prevalenza quasi ossessiva conferita a notizie e tendenze negative, se non addirittura catastrofiche.

Ma la sua significativa invisibilità è una ragione di più per sbandierarlo con discrezione in direzione, per il 2021, di un’Italia ancora più “Green”.

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